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Corso di Laurea Triennale in Scienze Faunistiche

Analisi Gis applicate alla gestione faunistica: Le mappe di rischio di impatto degli ungulati

Titolo della tesi


Analisi Gis applicate alla gestione faunistica: Le mappe di rischio di impatto degli ungulati.

 

Candidato


Giugni Alessandro

 

Relatore


Conti Leonardo

 

Correlatore


Ferretti Marco

 

Anno accademico


2014 - 2015

 

Riassunto


La maggiore presenza sul territorio delle popolazioni di Ungulati selvatici ha portato ad un aumento i vantaggi e di benefici sociali ed economici, come il possibile utilizzo per attività turistico venatorie, ma ha causato anche un aumento di problematiche relative alla loro convivenza con l'uomo e alla loro presenza in zone antropizzate (Ispra, 2011). Negli ultimi anni il rapporto tra uomo e animali selvatici è diventato argomento quotidiano di discussione.

La fauna selvatica, ed in particolar modo gli ungulati, hanno subito un incremento demografico e geografico significativo negli ultimi decenni, soprattutto in regioni come la Toscana dove l'habitat ed il clima sono ideali per la loro proliferazione. Le cause principali sono l'abbandono delle coltivazioni in ambiente montano, la diminuzione della pressione venatoria, l'aumento delle aree protette e l'immissione incontrollata (Ispra, 2011).

I problemi relativi a questa convivenza, oltre alla crescita demografica, sono legati alle modificazioni del territorio agro-forestale e all'espansione urbanistica che è avvenuta negli ultimi decenni, determinando aree di interesse comune tra uomo e animali con i relativi problemi connessi alla gestione delle rispettive attività per il disequilibrio di alcune popolazioni animali. Gli Ungulati presenti in Toscana sono i seguenti: Cinghiale, Cervo, Capriolo, Daino, Muflone (Regione toscana, 2016).

Attraverso l'utilizzo di programmi Gis andremo a creare delle mappe di rischio di impatto degli Ungulati che ci permetteranno di capire le zone vocate e non vocate dove andranno applicate le direttive delle linee guida Ispra. Il problema della gestione delle popolazioni di Fauna selvatica ed in particolar modo degli Ungulati nella Regione Toscana è argomento di discussione sempre più attuale. L'aumento demografico e la distribuzione spaziale in zone poco vocate per la loro presenza hanno acceso discussioni su come gestire la loro conservazione.

Dal presente studio, con l'aiuto di database e programmi informativi geografici, è stato analizzato e accertato che sul territorio regionale sono importanti sia il controllo delle specie e sia dei danni che questi provocano alle risorse antropiche. Le mappe ottenute ci mostrano le zone per ogni specie dove il livello di rischio di impatto è maggiore, dove è minore e dove è nullo.

Sono state prodotte a livello territoriale delle zone dove effettuare il controllo ai sensi dell'art. 19 L.N. 157/92, che corrispondevano a quelle dove l'impatto potenziale era maggiore. Per quanto riguarda le aree di intervento per il controllo del cinghiale con il metodo della braccata, l'area presa in considerazione è più limitata rispetto a quella precedente, poiché è circoscritta a zone con superficie maggiore per attuare questo metodo di gestione.

Confrontando i risultati tra di loro sono state create due mappe di verifica. Sovrapponendo la mappa dei danni a quella di impatto potenziale, è stato verificato che, pur non essendo i danni un parametro continuo e affidabile, corrispondevano alle aree dove l'impatto potenziale era più significativo.

Analizzando e sovrapponendo le mappe del livello di impatto potenziale e quella degli istituti faunistici presenti, pubblici, privati e aree protette, è possibile osservare come i vari istituti si inseriscano tra le fasce di impatto. Infine confrontando le due mappe di verifica, è possibile vedere che le aree dove sono assenti i danni georeferiti rientrano in gran parte nelle aree protette, dove i danni potrebbero esserci stati ma nessuno li ha denunciati.

Le linee guida Ispra ci danno delle indicazioni da seguire in merito alle aree problematiche (non vocate) per gli Ungulati. Queste vengono definite come aree nelle quali l’agricoltura è fortemente indirizzata verso coltivazioni particolarmente sensibili e caratterizzate da una elevata presenza di infrastrutture antropiche. Secondo le linee guida in queste zone le amministrazioni di ciascuna provincia devono agire sul territorio con una gestione non conservativa delle popolazioni (Ispra, 2013).

 
ultimo aggiornamento: 27-Apr-2016
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