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Corso di Laurea Triennale in Scienze Faunistiche

Ferriani Giulia

Titolo della tesi


Ecologia e distribuzione del Canis lupus italicus nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e gestione del conflitto lupo-zootecnia.

 

Candidato


Ferriani Giulia

 

Relatore


Conti Leonardo

 

Correlatore


 

 

Anno accademico


2017 - 2018

 

Riassunto


Le caratteristiche ecologiche del territorio, in particolare l’offerta trofica legata all’alta densità di prede selvatiche, garantiranno probabilmente un’ulteriore crescita numerica ed espansione territoriale del lupo verso le aree agricole vocate all’allevamento e quindi un inasprimento del conflitto con un settore che di per sé appare fragile e impreparato. In un contesto di tutela ed espansione delle popolazioni di grandi carnivori, quale il lupo, è indubbio che elemento centrale di qualsiasi strategia gestionale dovrà essere l’adozione da parte del settore zootecnico di accorgimenti mirati ad aumentare la difesa del bestiame. Il processo tuttavia non è facile né immediato, trattandosi di mutamenti a volte difficili, nella maggior parte dei casi economicamente svantaggiosi, che comportano un carico di lavoro addizionale e che non sono sempre applicabili o funzionali. Per la riuscita dei progetti è molto importante essere a conoscenza delle caratteristiche strutturali e applicative delle diverse tecniche di difesa e prevenzione “classiche” e ”innovative”. A questo proposito sono stati messi in evidenza, seppur in modo sintetico e critico, i pregi e difetti dei principali strumenti atti a ridurre i fenomeni di predazione. Purtroppo si deve rilevare che non appare possibile definire una "regola generale" per l'applicazione degli strumenti di difesa poiché le variabili da considerare sono molteplici. Un valido contributo alla soluzione del problema potrebbe scaturire dalla sperimentazione finalizzata a testare l’efficacia di metodologie e strumentazioni di protezione e di dissuasione in modo da individuare, validare e proporre sistemi di difesa tradizionali e innovativi specifici per i diversi contesti ambientali e per le diverse situazioni e sistemi di conduzione dell’impresa agricola e zootecnica. Benché spesso la predazione sia limitata e rappresenti una perdita diretta minima rispetto alla produzione aziendale, è importante considerare anche la perdita indiretta. I danni economici causati dal lupo risultano, in assoluto, notevolmente inferiori a quelli causati da altre specie selvatiche (per es. il cinghiale), ma tendono a concentrarsi localmente e ad aumentare rapidamente in assenza di efficaci misure di prevenzione, determinando in alcuni casi perdite insostenibili da parte di singoli allevatori o delle comunità locali. Su queste basi si comprende bene come la fase di indennizzo/risarcimento rappresenti un anello di una catena o insieme di interventi inseriti nella gestione faunistica complessiva del territorio. L’attuale sistema regionale degli indennizzi dei danni provocati dai predatori alla zootecnia è fortemente disomogeneo, insufficiente e spesso inefficace. La possibilità che la normativa inerente venga variata in un arco temporale di corto-medio periodo appare oggi un obiettivo difficile da raggiungere. Una possibilità in questo senso potrebbe essere il nuovo Piano d’Azione Nazionale per la conservazione del lupo, con il quale si darebbe assoluta priorità ai programmi di monitoraggio della specie e del suo impatto sulla zootecnia, nonché all’attenuazione del conflitto con essa tramite interventi di informazione e sensibilizzazione degli allevatori e non solo, prevenzione e compensazione dei danni. L’esperienza negativa derivata dal Piano 2002 può essere inoltre l’opportunità per un percorso di discussione e condivisione più concreto del nuovo Piano.

 

 
ultimo aggiornamento: 04-Feb-2019
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